martedì 12 giugno 2007

Last post about Vienna

Bene, anche se molto indaffarato cerco di trovare il tempo di scrivere qualcosa (anzi, molto), sui miei ultimi giorni a Vienna. Le foto aiuteranno a ricordare quello che il cervello ha già rimosso! E visto che non so quanto ci metterò a scriverlo, lo pubblico un po' per volta cosi', tanto per sorbirne a piccoli sorsi.

Mercoledì sera la visione di Lituania-Italia era l'obiettivo della serata. Io e Danilo ci siamo quindi armati di pazienza e nonostante il diluvio universale (avviso ai naviganti: a Vienna il tempo e' MOOOOLTO variabile - e non solo li' come ebbi poi a scoprire) ci siamo girati TUTTI i pub e TUTTI i locali italiani (compreso il Guiseppe Garibaldi, e non e' un refuso) e TUTTE le sale scommesse in cerca di uno schermo TV che trasmettesse la tanto agognata partita. Risultato: zero. Pare che tutte le emittenti estere, austriache e non, pay tv e non, ignorassero l'evento, nonostante, dico io, siamo i Campioni del Mondo. Pero' si poteva ammirare un saporito FarOer-Scozia e un sapido Norvegia-Ungheria. De gustibus... L'unica emittente a trasmettere era la solita RAI1, ma come noto, le trasmissioni via satellite (e anche via cavo, a Vienna) sono criptate in corrispondenza di certi eventi tra cui Lituania-Italia. Ci siamo quindi autodirottati verso casa di Danilo, dove il PC connesso a Internet e alla TV ci ha permesso di assaporare la doppietta di Quagliarella in streaming a una qualita' di poco superiore al limite dell'accettabile, davanti a un piatto fumante di pasta al ragu'. La serata e' poi proseguita in una birreria del V. distretto, di cui onestamente non ricordo il nome gestito da una signora molto simpatica, dove con l'aiuto di una Guinness ho appreso malamente il gioco delle freccette (Danilo, complimenti per la vittoria sonante) e ho salutato (quasi) tutti: Danilo e Sabine, in partenza per la Repubblica Ceca - GRAZIE di cuore a tutti e due, per avermi accolto e sopportato nonostante spesso fossi das fünfte Rad am Wagen (la quinta ruota del carro), espressione austriaca che significa grossomodo "essere la candela"; Angelo (il mio cognomonimo) e Serena, il Gringo (che in realta' avrei poi rivisto di li a pochi giorni) e Maxime, il francese antifrancese; Alessandro no ma non perche' mi stia sul culo ma perche' sapevo che l'avrei rivisto il sabato per mollargli gli avanzi (e che avanzi). Da quel momento in poi ero solo, anche se per poche ore.


Giovedi dopo un pigro risveglio sono uscito per la mia consueta passeggiata in solitaria, in attesa che si facesse sera e quindi di andare a prendere Elisa al terminal dei pullman. L'itinerario partiva da Stadtpark, forse uno dei parchi piu' belli di Vienna, almeno secondo me, contenente i busti di tutti i grandi compositori austriaci (alcune statue le trovate in foto) per toccare poi alcuni degli edifici passati sotto le mani di Hundertwasser, come la KunstHausWien, un museo - la foto in alto proviene da li', un cartello indicante la direzione per raggiungere la Nuova Zelanda, o la Hundertwasserhaus, un edificio contenente appartamenti privati. Dalle foto si puo' notare come sia le facciate sia gli interni che persino i pavimenti non abbiano assolutamente NULLA di retto o di piano. Tutto curve. Figo a vedersi, credo di meno ad abitarci! Proseguendo si raggiungeva un piccolo parco (Arenbergpark) contenenti altre due torri della contraerea, fino a che, cammina che ti cammina, ho raggiunto il Belvedere, cioe' un enorme giardino stile Versailles, con ai due estremi due splendidi edifici contenenti due musei che avrei visitato poi il giorno successivo.

Trascinatomi faticosamente a casa, ho dato una ripulita a me stesso, alla casa stessa, e poi a me stesso di nuovo, in attesa della mia gradita ospite :-) la quale sono andato a prendere verso le 8 a Erdbergstrasse. Dopo i saluti e una romantica cena a casa, siamo usciti a piedi per un primo assaggio notturno di Vienna.


Venerdi' la mattinata iniziava presto perché il programma era denso di eventi. Dopo una sostanziosa colazione a base di pane e marmellata (ne ho scoperta una che e' la fine del mondo, al lampone. Non ricordo la marca, inizia con la A e la vendono al Billa) ci siamo diretti in metro fino a MuseumQuartier, che da qui in poi abbreviero' con MQ. La mattinata e' trascorsa al Leopold Museum, molto bello e moderno. Tra l'altro i biglietti per studenti sono scontati (e io in quanto dottorando sono studente a tutti gli effetti) e non hanno mai preteso la ISIC card. Su consiglio della inesauribile LonelyPlanet, abbiamo pranzato al Kantine, uno dei tanti localini per mangiare che si trovano nel cortile affollato di MQ, e consiglio vivamente ai non vegetariani di prendere un Lamm Pita, cioe' un piatto con del pane pita greco riempito di tocchetti di agnello veramente squisito, con contorno abbondante di insalata (si veda foto linkata). I prezzi sono modici, ma i piatti si fanno attendere, perche', come scritto sul menu (anche in inglese), tutti i piatti sono preparati al momento e con ingredienti bio. Se non avete fretta, pranzate qui.

La passeggiatina digestiva, ina per modo di dire, prevedeva il tipico giro del ring, da Piazza Maria Teresa fino a Votivkirche, passando per Volksgarten, Parlamento, Rathaus.. classico giro insomma!
E visto che arrivati a Votivkirche le gambe non erano abbastanza stanche e gli occhi abbastanza sazi e l'ora abbastanza tarda, ci siamo diretti a Karlsplatz per uno sguardo alla Karlskirche e alla Secession, e poi abbiamo allungato fino al Belvedere per ammirare dal vivo il Bacio di Klimt (che a mio modesto parere e' una delle poche opere interessanti del museo, tolti Klimt e Schiele il resto non mi e' parso granche', ma la mia ignoranza artistica e' abbastanza accertata).


Dopo aver cenato a casa, volevo portare Elisa a vedere la zona dove ho lavorato per 3 settimane, quindi ho optato per Copakagrana, che alla sera e' davvero fighissimo, pieno di gente, tutto illuminato, tanti ristorantini e localini sulle rive del Danubio...suggestivo.
Ci siamo presi da bere (attenzione: i cocktail sono carissimi ovunque) in un locale con dondolo e siamo andati a ballare finche' le mie gambe hanno retto (Elisa ha le Duracell, io solo le normali zinco-carbone) in un locale semi-aperto di cui mai seppi il nome. E dopo l'ennesima LUUUNGA passeggiata per andare a prendere il notturno, finalmente abbiamo potuto riposare le membra tra le braccia di Morfeo...

Sabato, come da tradizione, abbiamo speso la parte residua della mattinata (quello che avanzava dalla dormita, insomma) a Nashmarkt, dove abbiamo acquistato del pane alle olive e una salsina verde all'avocado che vi giuro nell'insalata ci sta da dio. Pranzo a casa (nel giardino di cui vi ho gia' parlato in uno dei primi post) e subito via in direzione Schonbrunn, dove abbiamo visitato l'interno del sontuoso palazzo con comoda audioguida e a stretto contatto col tipico turista maleducato che fotografa col flash in tutte le stanze nonostante gli espliciti cartelli lo vietino (so cosa state pensando: la foto del Bacio. Vi assicuro che e' stata rigorosamente scattata senza flash), i giardini (stavolta non stipati di gente come in occasione del Concert for Europe) e ci siamo arrampicati fino alla Gloriette, da cui la vista merita davvero la salita. Tornati a casa mi sono recato dal buon Alessandro, per salutarlo e mollargli la caterva di spesa che mi era avanzata in frigo, raccomandandomi di spartirla con tutti gli altri Italo-Viennesi.

Il quale Alessandro mi forni' un ottimo consiglio per la cena: la heurigen Zwolf Apostelkeller (Cantina dei 12 Apostoli), un posto davvero caratteristico, in pieno centro, sotterraneo. Tutto addobbato stile cattedrale, con lampioni dipinti con motivi religiosi (i dodici apostoli, appunto). E chi ti ritrovo? Il Gringo e famigliola, il quale ci aveva gia' cenato la sera precedente (fatto che ho interpretato come ottimo segno...). Menu: una Schnitzel enorme per il sottoscritto, col tipico contorno di insalata di patate, uno strudel vegetariano per al vegetariana (non ha avuto molta scelta, bisogna ammetterlo). Due strudel di mela con salsa di vaniglia (ottimi) e ovviamente vino della casa o presunto tale, buono. La serata e' proseguita poi per i vari localini di Schwedenplatz, dove mi avevano portato Danilo e Ignazio (si pronuncia Ighnasiow) la prima sera.

Domenica gita a Bratislava! Se siete riusciti ad arrivare fino a qui con la lettura complimenti davvero. Andiamo con ordine: sveglia presto per fare la valigia. Strapiena. Colma. Ho comprato solo un pantaloncino e una maglietta e non so come hanno reso la chiusura della valigia un trauma (per me ma anche per la valigia, come avrete modo di leggere). Chiuso e salutato la casa che mi ha ospitato per 3 settimane (lacrimuccia). Pullman per Sudbahnhof (le stecche del trolley iniziano a traballare) dove tra tanti stupendi treni austriaci della OBB, ovviamente quello che va a Bratislava e' slovacco. Il che mi ha fatto sentire un po' a casa... nel senso. Treno fatiscente. Caro (piu' che in Italia, 1 ora di viaggio per 12 euro). E che parte in ritardo. Decisamente NON austriaco, come mi ha fatto poi notare il simpatico crucco nostro compagno di scompartimento, visibilmente contrariato per la partenza in ritardo (si vede che in alcuni paesi non e' la norma come da noi... e io che mi sentivo a mio agio...). Arriviamo alla stazione di Bratislava centro, e Marco e Lucia ad accoglierci...cariiiiiini :-) La prima impressione della citta' e' ambigua: sicuramente il retaggio dell'era comunista e' ancora piu' che evidente nei quartieri residenziali. Il centro storico pero' mi smentira'. Certo, il mio giudizio e' stato pesantemente influenzato anche dal fatto che al primo scalino la mia valigia si e' miseramente smembrata, lasciandomi con la maniglia del trolley in mano e la struttura precariamente attaccata al resto del bagaglio. Il viaggio di ritorno sara' divertente, mi dico. Piegato come un gobbo per trascinare questo pesantissimo relitto, ci dirigiamo verso la macchina (grazie Lucia per avermi risparmiato questa sevizia fino a casa) e giungiamo presto presso l'appartamento di una vecchia zia di Lucia che ospitera' le nostre valigie per la giornata. Visitiamo subito il centro storico, deserto (dormono tutti, pare che la sera prima ci sia stato un mega concerto all'aperto sulle rive del Danubio), tranne la piazza antestante il municipio che ospitava una processione religiosa-messa all'aperto: vi dico che appena arrivati ci guardavano tutti strano, finché tutti si sono inginocchiati e hanno iniziato a guardarci ancora piu' strano :-) Primo museo: museo delle armi (ingresso: 70 centesimi di euro). Oddio, chiamarlo museo e' tanto, ma la vista sul castello che si gode dal tetto vale la scalata. Qui gli edifici sono strani e il museo non e' da meno. Case alte alte e strette strette, scale RIPIDE. Una guida (di solito signora in eta' da menopausa) per piano. Che parla solo slovacco. E chi non conosce questa ridente lingua? La vista dal terrazzo del museo offre pero' un altro motivo di interesse: la casa piu' stretta di Bratislava. Altro museo: ebraismo.

Confesso che ci sono entrato solo perche' Marco voleva assolutamente vederlo... poco male, comunque: anche qui l'ingresso era sui 70 centesimi. Tra l'altro Elisa e io, che non eravamo in possesso di corone slovacche, abbiamo attinto alle tasche di Marco per tutte queste enormi spese. Fatto sta che in un modo o nell'altro siamo giunti al momento clou: il pranzo allo Slovak Pub, tanto decantato da leggende narrate da solito Marco. E in effetti i fatti si sono rivelati almeno pari alla leggenda. Piatti abbondanti, complicati dal punto di vista digestivo e dai nomi assolutamente irripetibili. Il piu' bello coreograficamente parlando era sicuramente la zuppa d'aglio, servita in una pagnotta enorme scavata (vedasi foto). Non pesantissima come mi aspettavo, ma devo dire che durante il volo di ritorno si e' ripresentata, diciamo. Poi pancakes dall'impasto molto scuro ripieni a seconda dei casi di carne o formaggio, degli gnocchetti serviti in una salsa di formaggio e bacon, e pancakes dolci ripieni di marmellata di semi di papavero (che, ho scoperto, da noi non esiste perche' illegale - preciso che non ho avuto effetti di sballo collaterale: ma le nostre leggi prediligono il principio di precauzione). Il tutto innaffiato da birra slovacca (pivo) e una strana coca cola prodotta qui (Kofola) dal sapore simile a un chinotto speziato. Non male.

Le conseguenze del pranzo sono state: pesantezza e sonnolenza. Entrambe non hanno di certo aiutato nella arrampicata verso il castello. Molto belli sia il giardino (vista molto suggestiva) sia l'esterno, mentre l'interno (anche qui prezzo irrisorio) e' un po' deludente sia dal punto di vista dei contenuti (tanti tappeti, mobili, monete, una curiosa riproduzione in plastica di una chiesa di Padova, le pubblicita' dell'Enel e delle sue simpatiche centrali nucleari) sia dell'architettura (come dice Marco, il cortile interno "sembra un po' quello di un'ospedale" e ha ragione). Finito di visitare il castello, il diluvio universale ci ha colti di sorpresa, il che ci ha spinto a tornare a casa servendoci dei mezzi pubblici. Anche qui una sorpresa. I biglietti si possono fare alla fermata con una macchinetta, la quale emette i biglietti per corsa breve (10 minuti: una furbata per chi non deve andare dall'altra parte del mondo) al prezzo di 7 centesimi di euro. Non so se mi sono spiegato... Arrivati a casa e asciugatici alla meglio, abbiamo recuperato i bagagli (tra cui la mia valigia reduce di guerra) e siamo andati in aeroporto, dove ho salutato prima Lucia, poi Elisa e Marco che avevano il volo di li' a poco. Io mi sono messo in attesa del mio autobus che mi portasse all'aeroporto di Vienna e ho constatato con ammirazione che nei paesi che reputo civili se accendi il pc in un luogo pubblico la connessione a internet te la danno gratis. Ho cosi' trascorso una mezz'ora prima di prendere il pullman per Schwechat: compagnia Blaguss (ma ce ne sono almeno altre 3), viaggio comodo di fianco a una simpatica vecchietta. L'aeroporto di Vienna era colmo di gente in attesa, poiche' tutti i voli erano stati ritardati a catena a causa del maltempo... infatti il piccolo Fokker per Torino e' partito con quasi un'ora di ritardo, appena in tempo per prendere l'ultimo pullman da Caselle a Torino centro.

E questo segna la conclusione del mio viaggio. Sto cercando un modo spiritoso/intelligente di concludere questo post, ma non mi viene in mente. Tanto vi sarete di certo stancati prima :-) Grazie a tutti coloro che mi hanno accolto e fatto compagnia a Vienna (ho paura a fare l'elenco perche' dimenticherei qualcuno di certo - voi lo sapete: paraculo), a Elisa per essere venuta a trovarmi, a Lucia e Marco a Bratislava, e anche una menzione speciale voglio farla alla gente strana della stazione della metro di Karlsplatz perche' mi ricordava tanto quella che si trova in via Nizza. A risentirci da Helsinki.

1 commento:

Pale ha detto...

Sono arrivato a Bratislava... devo fare le tappe per leggere tutto il post! Stai mica facendo la gara con Marco per il post più lungo?